Ultimo agg. 8/9/10


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 un destino crudele

E' con grandi rimorsi che m'accingo a narrare come, quella notte, si svolsero i fatti nella loro interezza.
La mia vita è giunta ai suoi ultimi giorni e oggi, alla fine di tutto, ho guardato alle mie spalle, ai lunghi anni trascorsi e a tutto quanto ho fatto e avrei potuto fare nel tempo che ho avuto a disposizione.
Sono nato a Giarra, un piccolo villaggio non molto lontano dalla Dorsale dei Nibelunghi; un minuscolo agglomerato di ruderi accampati attorno a una piazzetta spoglia.
Un tempo ero un bambino come gli altri, animato da una grande passione per la libertà e per la giustizia..erano i tempi della Guerra della Grande Piana del resto...
Sognavo di diventare un cavaliere e di servire quell'uomo con tutto me stesso, ma non era quello il destino scelto per me.
All'età di dieci anni mi ammalai gravemente, di un malanno che nessun cerusico seppe riconoscere e curare.
Mia madre ci aveva lasciati poco dopo la mia nascita e mio padre era disposto a qualsiasi sacrificio pur di risparmiare la vita dell'unica persona che gli era rimasta, suo figlio.
Provò in ogni modo a convincere i druidi ad aiutarmi.
Chi se non loro avrebbe potuto aiutarmi?..tutti a Galbadia conoscevano i poteri dei loro sacerdoti, capaci di strappare all'oltremondo i poteri dei propri dei per compiere atti miracolosi.
Il loro rifiuto di ricorrere alle parole proibite cadde come una sentenza sulla mia testa, ed io l'accettai. Perchè uomini così saggi dovevano compiere una simile crudeltà se non v'era del giusto nella mia morte?
Convinsero me, ma non mio padre.
Errò in terre lontane, in cerca di chiunque possedesse tali poteri da potermi salvare.. sacerdoti neri, votati a un dio oscuro, così lontani dai nostri ideali e da quelli dei druidi.
Accettarono di salvarmi la vita.
Ma c'era un prezzo da pagare.. la magia oscura richiedeva una vita per un'altra: un equilibrio che nessuno, nemmeno un druido, avrebbe mai potuto stravolgere.
Quando ogni speranza sembrava svanita ed il mio aspetto era mutato al punto da farmi apparire come un mostro, sentì la vita tornare a scorrere nelle mie vene ed il mio corpo recuperare le forze, e compresi..compresi ciò che era accaduto.

Nonostante gli scongiuri da parte dei druidi, a lungo cercai le tracce di mio padre, spinto dal desiderio di conoscere i suoi ultimi giorni di vita e dalla, forse folle, necessità di accertarmi della sua morte.

Giunsi ad Aldebaran un anno dopo la mia partenza.
Avevo attraversato le Terre del Mare in tutta la loro lunghezza e la speranza di trovare mio padre ancora in vita era, col trascorrere dei mesi, mutata in desiderio di incontrare i suoi carnefici e vendicare la sua morte.
Ma furono loro a trovare me.
La mia sete di vendetta doveva essere troppo forte per passare inosservata.
Non rivelerò i dettagli della mia cattura, nè delle torture a cui fui sottoposto per aver minacciato quell'Ordine, votato, ai miei occhi, ad una barbara ricerca del potere, del tutto priva di una minima forma di rispetto per la vita altrui.
Solo, nella mia prigione, maledissi me stesso per aver sprecato il dono di mio padre, quella vita che, senza il suo sacrificio, sarebbe cessata prima di compiersi.
Forse fu questa debolezza ad aprire il mio cuore a quella serpe di Daeron.
Le sue parole si insinuarono così dolcemente nella mia coscienza distrutta che credetti davvero che quell'uomo fosse il solo a potermi capire.
Mi convinse che ogni dolorosa piega della mia vita fosse giunta soltanto per condurmi a quel giorno... mi convinse che era la volontà di Nogak e che soltanto servendo il Dio Oscuro avrei compiuto il destino che mi attendeva.
A Giarra non mi aspettava una famiglia e nemmeno degli amici.
I druidi avevano condannato la mia missione e non avrebbero acconsentito a un mio ritorno al villaggio.
Fu così che accettai l'accoglienza dell'Ordine e che, giorno dopo giorno, riuscì a vedere, nei suoi scopi, una valida ragione.
E fu così che impegnai ogni muscolo del mio corpo ed ogni goccia del mio animo nel servirlo, fino a diventare ciò che sono, fino ad uccidere il Re.

Ho preso atto d'aver compiuto gesti di grande malvagità ma non riesco a sentirmi responsabile
La vita smise d'appartenermi quando lasciai Giarra.
Nel mio braccio scorre la forza di Nogak e nella mia lama la sua volontà.

Maledico il dono del destino, che avrebbe dovuto compiersi su quel letto.

ignoto, Diario personale di un assassino
data ignota 

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 Una decisione avventata

"E' finita.
Quando l'abbiamo trovato disteso al suolo sulla Grande Piana, è parso chiaro sin dal principio che nessuna delle nostre arti avrebbe potuto salvarlo.
Nulla abbiam potuto, se non attendere che la notte facesse il suo corso, ancora una volta, come trent'anni prima, quando lo zio del padre, l'amato Alessandro II il saggio, cadde in quel dannato agguato. E' accaduto tutto in una notte.. Con oggi sono sette anni che il Consiglio delle terre del mare s'adopera in difesa della pace..
I più grandi saggi, maghi, stregoni, sacerdoti, condottieri e Re hanno seduto su questi scranni eppure non siamo stati in grado di accorgerci che la minaccia, la più grande delle nostre paure, si nascondeva tra di noi, paziente come un cacciatore, velenosa come un serpente.
Abbiamo accolto Gornar con la speranza che potesse diventare quella guida illuminata di cui tanto avevamo bisogno..abbiamo aperto le porte della nostra biblioteca segreta al serpente, che si è nutrito ed è diventato forte, troppo forte per noi.

Non ci resta che attendere la sua prossima mossa e cercare alleati per formare una resistenza.."

ignoto, tratto dal II Consiglio delle Terre del Mare
VI,X anno XXX, IV^era 

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 Una nuova era

Per oltre quarant’anni il sogno di una pace duratura ha cullato il cuore degli abitanti delle Terre di Centra nella propria candida illusione.
Pochi, troppo pochi per ignorare un segno così evidente.
Solo un sicario dalle infallibili qualità avrebbe potuto ingannare un guerriero esperto come Alessandro alle spalle...solo una Guardia Nera.
La guerra non è ancora conclusa.. non lo sarà mai..
Chissà dove, negli abissi della Terra Nera, il culto di Nakrull è sopravvissuto.
La certezza si insinua con facile rapidità nell’animo del popolo, specialmente nei più anziani, i “superstiti” della Guerra della Grande Piana.
Padri, madri, sono lo spirito di questa rassegnazione...
L’unica speranza per la nostra amata terra è riposta nei giovani e nel loro valore.
Per questo motivo, quando il Consiglio dei Clans, presieduto dal Governatore della Città di Centra, dama Tinuviel, ha deciso che la pesante eredità lasciata dall’Imperatore debba cadere sulle spalle del giovane Goffredo di Brosna, nipote del Re, in pochi si sono opposti al verdetto.
Devo ammettere di non aver accolto personalmente la decisione senza insofferenze, ma riconosco che il Consiglio non abbia avuto altra scelta.

Consigliere Carlomanno, tratto dal I Consiglio delle Terre del Mare
VIII,XI anno DVII, III^era 

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 La pace dei quarant'anni

Quando il Re aveva levato la spada al cielo, una moltitudine di sensazioni si intrecciavano in quegli intrepidi guerrieri... le perdite erano state talmente numerose da cancellare ogni speranza per loro.
Eppure erano lì, una volta ancora, sopravvissuti alla morte che benevola era stata con loro, ignorando ripetute occasioni per farli suoi.
Esisteva ancora speranza per Galbadia? Un solo fatto era certo, Nakrull, il malvagio despota, era morto e mai più sarebbe tornato.
La riunione dei regni degli uomini o, come dalla lontana seconda era si prese a chiamarli, delle Terre del Mare, veniva quel giorno raggiunta, dopo mille anni di frattura.
E' bastato un giorno, perchè la notizia si diffondesse in tutti i territori liberi.
Per ordine del nostro amato Re, io mi trovavo al fronte e con i miei stessi occhi ho assistito alla scena di avversari in battaglia gettare le armi a terra ed abbracciarsi l'un l'altro, come svuotati da mille anni di pregiudizi e di ostilità.
L'ultimo bollettino di guerra giungeva a Galbadia, che da quel giorno tornava a vestire il proprio antico nome di Centra, il quindicesimo giorno dall'inizio di settembre, dell'anno 467 della Terza Era.
La pace è giunta e per altri quarant'anni Alessandro II ha governato sul rinato Regno di Centra, esercitando giustizia e misericordia, bontà e fermezza, ottenendo ben presto la fiducia di tutti i territori annessi al nuovo Impero.
La scelta del Sovrano di rifiutare una nuova unione dopo il rapimento, mai accertato e tuttora senza risposte, di Sua Maestà la Regina, Virginia della contea di Arles, diventava argomento principale di discussione popolare negli ultimi anni del suo Regno e, in gran segreto, alimentava una serrata lotta tra i possibili eredi al trono, cugini di una casata o dell'altra.
Lunghi anni di pace erano trascorsi, quando Alessandro lasciava di prima mattina la capitale, per dirigersi verso le montagne, coperto da un mantello, nero come il manto di Golia.
Era un'abitudine a cui non aveva più rinunciato, sebbene quel rudere nel bosco fosse solo più dimora di cimici e termiti.
"Alessandro il Nero" aveva preso a chiamarlo la gente comune, il Re triste che molto ha fatto per la felicità del suo popolo ma che nulla ha potuto fare per ritrovare la propria.
E' stato fin troppo facile, per un sicario di quell'abilità, colpire a morte il proprio bersaglio..
I cerusici dicono che il nostro Re non abbia sofferto ed a me piace pensare che infine sia riuscito a ritrovare la propria felicità, tra le braccia della sua Regina, in una terra di pace perpetua.

Consigliere Tinuviel, tratto dal I Consiglio delle Terre del Mare
VIII,XI anno DVII, III^era