E' con grandi rimorsi che m'accingo a narrare come, quella notte, si svolsero i fatti nella loro interezza. La mia vita è giunta ai suoi ultimi giorni e oggi, alla fine di tutto, ho guardato alle mie spalle, ai lunghi anni trascorsi e a tutto quanto ho fatto e avrei potuto fare nel tempo che ho avuto a disposizione. Sono nato a Giarra, un piccolo villaggio non molto lontano dalla Dorsale dei Nibelunghi; un minuscolo agglomerato di ruderi accampati attorno a una piazzetta spoglia. Un tempo ero un bambino come gli altri, animato da una grande passione per la libertà e per la giustizia..erano i tempi della Guerra della Grande Piana del resto... Sognavo di diventare un cavaliere e di servire quell'uomo con tutto me stesso, ma non era quello il destino scelto per me. All'età di dieci anni mi ammalai gravemente, di un malanno che nessun cerusico seppe riconoscere e curare. Mia madre ci aveva lasciati poco dopo la mia nascita e mio padre era disposto a qualsiasi sacrificio pur di risparmiare la vita dell'unica persona che gli era rimasta, suo figlio. Provò in ogni modo a convincere i druidi ad aiutarmi. Chi se non loro avrebbe potuto aiutarmi?..tutti a Galbadia conoscevano i poteri dei loro sacerdoti, capaci di strappare all'oltremondo i poteri dei propri dei per compiere atti miracolosi. Il loro rifiuto di ricorrere alle parole proibite cadde come una sentenza sulla mia testa, ed io l'accettai. Perchè uomini così saggi dovevano compiere una simile crudeltà se non v'era del giusto nella mia morte? Convinsero me, ma non mio padre. Errò in terre lontane, in cerca di chiunque possedesse tali poteri da potermi salvare.. sacerdoti neri, votati a un dio oscuro, così lontani dai nostri ideali e da quelli dei druidi. Accettarono di salvarmi la vita. Ma c'era un prezzo da pagare.. la magia oscura richiedeva una vita per un'altra: un equilibrio che nessuno, nemmeno un druido, avrebbe mai potuto stravolgere. Quando ogni speranza sembrava svanita ed il mio aspetto era mutato al punto da farmi apparire come un mostro, sentì la vita tornare a scorrere nelle mie vene ed il mio corpo recuperare le forze, e compresi..compresi ciò che era accaduto.
Nonostante gli scongiuri da parte dei druidi, a lungo cercai le tracce di mio padre, spinto dal desiderio di conoscere i suoi ultimi giorni di vita e dalla, forse folle, necessità di accertarmi della sua morte.
Giunsi ad Aldebaran un anno dopo la mia partenza. Avevo attraversato le Terre del Mare in tutta la loro lunghezza e la speranza di trovare mio padre ancora in vita era, col trascorrere dei mesi, mutata in desiderio di incontrare i suoi carnefici e vendicare la sua morte. Ma furono loro a trovare me. La mia sete di vendetta doveva essere troppo forte per passare inosservata. Non rivelerò i dettagli della mia cattura, nè delle torture a cui fui sottoposto per aver minacciato quell'Ordine, votato, ai miei occhi, ad una barbara ricerca del potere, del tutto priva di una minima forma di rispetto per la vita altrui. Solo, nella mia prigione, maledissi me stesso per aver sprecato il dono di mio padre, quella vita che, senza il suo sacrificio, sarebbe cessata prima di compiersi. Forse fu questa debolezza ad aprire il mio cuore a quella serpe di Daeron. Le sue parole si insinuarono così dolcemente nella mia coscienza distrutta che credetti davvero che quell'uomo fosse il solo a potermi capire. Mi convinse che ogni dolorosa piega della mia vita fosse giunta soltanto per condurmi a quel giorno... mi convinse che era la volontà di Nogak e che soltanto servendo il Dio Oscuro avrei compiuto il destino che mi attendeva. A Giarra non mi aspettava una famiglia e nemmeno degli amici. I druidi avevano condannato la mia missione e non avrebbero acconsentito a un mio ritorno al villaggio. Fu così che accettai l'accoglienza dell'Ordine e che, giorno dopo giorno, riuscì a vedere, nei suoi scopi, una valida ragione. E fu così che impegnai ogni muscolo del mio corpo ed ogni goccia del mio animo nel servirlo, fino a diventare ciò che sono, fino ad uccidere il Re.
Ho preso atto d'aver compiuto gesti di grande malvagità ma non riesco a sentirmi responsabile La vita smise d'appartenermi quando lasciai Giarra. Nel mio braccio scorre la forza di Nogak e nella mia lama la sua volontà.
Maledico il dono del destino, che avrebbe dovuto compiersi su quel letto. |